26/03/14

muffin, sole e buonumore



    Dolcetti e caffè, per una piacevole colazione in balcone, in una tiepida mattina primaverile. Al sole senza fare nulla cerco di raccogliere energia e  pensieri positivi, che mi aiutino a risollevarmi a distanza di mesi, dai postumi dell'incidente stradale accadutomi a settembre e che mi ha tenuta lontana dal blog.





  Ho preparato questi muffin per sperimentare fino a che punto ho riacquistato l'uso del braccio e devo dire che non è andata male.... anzi! un sano ottimismo  e la bella giornata hanno fatto il resto, e così vi ho pure mostrato questi cucchiaini che sono il vanto della mia collezione.
Saluto tutti con affetto  tornerò presto a scrivere





 

10/06/13

gambero rosa marinato agli agrumi


   
In un epoca, come quella che stiamo vivendo, in cui la dimensione del tempo sembra essersi alterata favorendo i frenetici ritmi di vita, si è perso il vero rapporto con il cibo che ci consentiva di comprendere la ragione dell'attesa.
Come recita un vecchio detto: pregustare è meglio di gustare! e parlando di cibo nessuna citazione è più appropriata.
Attendere per mesi l'arrivo di una stagione, per assaggiare il sapore di frutta e verdura che la caretterizzano è un piacere, oltre che per gli occhi e per il palato, anche per la salute, che ha tutto da guadagnare se consumiamo i cibi freschi al momento della loro produzione. 




Verificare la qualità dei prodotti, tenendo conto dei processi di trasformazione della provenienza e la stagione in cui si raccolgono frutta e ortaggi, o che si peschino le varietà di pesci o seguire le varie fasi dell'allevamento di polli e bestiame fino al momento  della macellazione delle carni, è molto più importante che occuparsi delle esecuzioni di varie ricette.E' inoltre noto che alimenti primaticci e tardivi sono solitamente più costosi ed inferiori in qualità rispetto a quelli di stagione.

 

Stamani sono stata al mercato del pesce nel porto di Isola delle Femmine ed ho acquistato questo meraviglioso gambero rosa. La freschezza del pesce era tale che mi sembrava un peccato cuocerlo sul fuoco, cottura che tende ad indurirlo e privarlo del sapore. Ho così preperato questa ricetta sfiziosa e golosa con la marinata, che insaporisce e conserva tutti i profumi del gambero, mantenendo integro il valore nutritivo.

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ingredienti:
1/2 kg di gamberetti
 il succo di 4 limoni e quello di 1 arancia
1 spicchio d'aglio (facoltativo)
1 mazzetto di prezzemolo
4 cucchiai di olio evo
sale, peperoncino

esecuzione:
Lavate i gamberi in abbondante acqua corrente. Staccate delicatamente la testa, il guscio ed eliminate il filo scuro dal dorso. Disponete le code in una terrina e coprite con il succo di agrumi filtrato, a piacere potete mettere l'aglio schiacciato, lasciando marinare per un paio d'ore in frigo.
Trascorso il tempo necessario irrorateli con l'olio evo, cospargeteli di sale peperoncino e prezzemolo tritato.

18/04/13

assaggio di primavera




Dopo un periodo di pesantissimi alti e bassi che hanno caratterizzato questi primi mesi del 2013, carichi di tensioni e difficoltà, ecco che le nubi cominciano lentamente a diradarsi. 
Preparandomi ad affrontare importanti cambiamenti nel campo del lavoro, comincio a raccogliere le energie per una maggiore capacità di analisi ed avere la lucidità per decidere la strada da percorrere. Certo dovrò, almeno nei primi tempi,  sostenere impegni gravosi, affrontare moltissime sfide, e non per ultimo, cercare di tenere a bada la mia diffidenza con una buona dose di diplomazia. Attenderò senza provocare danni che la situazione si evolva con i suoi tempi. Sicuramente gli inizi saranno  piuttosto faticosi ma spero che i miei sforzi saranno ampiamente ricompensati e avranno la meglio su ogni cosa, certo la voglia di successo  è molto grande, ma si lavora per vivere e non il contrario!  sarà dura! Basta, non pensiamoci per ora! come al solito cucinare sarà la mia terapia!



Oggi è domenica, dopo una settimana piovosa a sorpresa è spuntata una bella giornata e ciò mi spinge a cercare di mettere nel piatto qualcosa di colorato, ho ancora in frigo le verdure acquistate giovedì, e qualche sardina avanzatami ieri, ne farò un unico piatto fresco e goloso. Ho cominciato col fare una vellutata di zucca rossa, poi con i carciofi le fave fresche e i pisellini ho preparato una frittella, infine con le sarde fritte e qualche lecca lecca di parmigiano, ho guarnito il mio piatto, aggiungendo qualche fettina di pane tostato.


Vellutata di zucca: private della buccia 1 kg di zucca rossa e 2 patate e tagliatele tocchetti.
in un tegame fate rosolare con  olio evo la cipolla tagliata grossolanamente, quando sarà appassita aggiungete la zucca e  le patate, aggiustate di sale, pepe e noce moscata ed un mestolo di brodo.Coprite e fate cuocere a fuoco  basso fin quando la zucca si sfalda e con l'aiuto del mixer riducetela in una crema densa.

frittella di carciofi, fave e piselli: sgusciare fave e piselli, pulite i carciofi tagliandoli a spicchi. In un tegame rosolate la cipolla, aggiungete le verdure e aggiungete 1/2 bicchiere d'acqua, sale pepe e prezzemolo, coprite e cuocere a fuoco basso. A cottura ultimata aggiungere, facendo sfumare, mezzo bicchiere d'aceto diluito con un cucchiaio di zucchero.

lecca lecca di parmigiano:rivestite con carta forno una teglia, imburrate ed adagiatevi uno stampino circolare, spargete all'interno del cerchio il parmigiano, mettete al centro uno spiedino di legno ricoprendolo bene con il formaggio. Infornare per circa 5 minuti, attendere che si siano raffreddati bene prima di staccarli.


14/01/13

dentice al forno con patate



Ma quel che ha carne dilicata e pingue
Basta soltanto che di fino sale
L'aspergi, e l'ungi d'olio, perchè tutta
Tiene in sè la virtù di bel sapore.
                                             (Archestrato di Gela)



Niente di più vero! e quanta sicilianità, in queste parole di Archestrato il delizioso cuoco-letterato epicureo, vissuto a Gela nella seconda metà del IV sec. a.C., raffinatissimo cultore del buon cibo. Si narra che Archestrato, alla maniera dei nostri contemporanei gastronomi, amasse apprendere in viaggio le specialità culinarie, ripercorrendo le coste della Sicilia attraverso le ricette più significative e segnalando le specialità ittiche di ogni zona.
Anch'io sono una vera amante della qualità dei cibi, convinta, come mi ha insegnato mio padre che, l'abilità di un buon cuoco stia nel saper riconoscere la roba buona al mercato, cosa che richiede pratica e molta esperienza. Apprezzo il pesce più semplice e prediligo quello che può essere cucinato dentro le sue squame per mantenere il sapore delle alghe di cui si è nutrito, ma in questo caso è stato meglio squamarlo sia  perchè il dentice, che  prende il nome dall'etimologia della parola, come si può notare dalla sua bocca armata di robusti denti è un predatore, ma soprattutto perchè sarebbe stato sgradevole trovare le squame nel piatto.


In genere preferisco cucinare il pesce al cartoccio, perchè con questo metodo si fa a meno di usare dei codimenti dal momento che il pesce si cuocerà nel suo stesso grasso utilizzando la sua umidità naturale mantenendosi morbido e saporito e  manterrà inalterate le proprietà del pesce e anche perchè non produrrà alcun sgradevole odore in casa, cosa che in genere
dà molto fastidio a mio marito. In questo caso però volendo usare le patate come condimento volevo che s' insaporissero con gli umori del pesce.



ingredienti:

1 dentice di almeno 2kg
500g di pomodorino pachino
1 cipolla
1 ciuffo di prezzemolo
1 kg di patate
1/2 bicchiere di vino bianco secco
sale e pepe
olio evo

 esecuzione:

Squamare, sventrare, lavare ed asciugare il dentice, ungete le sue viscere con olio sale e pepe e mettete al suo interno un ciuffo di erbe aromatiche.
Sbucciare le patate tagliate a fettine di 1 cm di spessore salatele e disponetele nella teglia da forno, tagliate a metà i pomodorini, la cipolla a fette e distribuite il tutto  sulle patate.
Spolverizzate con un pizzico di origano, sale e pepe, e irrorate con il vino miscelato con 1 dl d'acqua. A questo punto adagiate il pesce sulle patate e infornate e lasciare cuocere per 50 min a 180°.








07/12/12

aglio ciclopico e pasta a picchio pacchio




I fratelli Pietro e Paolo, i miei amici contadini, coltivano questa eccezionale varietà d'aglio gigante che possiede delle notevoli caratteristiche. Oltre ad avere dei bulbi di grandi dimensioni, si distingue anche per il suo gusto dolce e aromatico, moderatamente piccante, il suo sapore intenso e deciso lo rendono indispensabile, per la preparazione di numerosi piatti.

Pasta a picchio pacchio



La nostra tradizione culinaria, vanta di molte ricette semplici e stuzzicanti, che pur traendo le proprie origini dagli stenti, riesce a regalarci dei piatti rimasti dei veri capisaldi della nostra    tavola
Profumatissima e semplicissima da preparare, è questa ricetta di pasta  a "picchio pacchio", che prende il nome onomatopea, dal suono che produce la lingua nel colpire il palato (chiò).
Il tipo di pasta prescelto è di rigore "margherita", che ha la caratteristica di essere ondulata da un lato, per trattenere meglio i sughi, ed è molto apprezzata dai palermitani. 

ingredienti ed esecuzione
                                                                                                                                       
scegliete 1 kg di pomodori maturi, sbollentateli quindi spellateli togliendo i semi e mettete da parte il succo. Tritate uno spicchio d'aglio e soffriggetelo in una padella con olio exstravergine
aggiungete il pomodoro tagliato a tocchetti, lasciate insaporire ed allungate con il succo di pomodoro che avete messo da parte. Condite con sale, pepe e basilico e fate cuocere per circa 5 minuti a fuoco moderato. In una pentola portate a bollore l'acqua salata e calate la pasta, 500 gr di pasta margherita. Appena cotta, scolatela al dente e conditela con la salsa e basilico fresco.


                                                                                                                                 .


15/06/12

vope con cipolla in agrodolce al primo sole


Anche quest'anno avverto il lento scivolare, appena percepibile, dalla primavera all'estate.
In questa calda giornata, una leggera brezza marina ha inondato la mia casa, l'odore del mare è stato per me come un richiamo! Giusto il tempo di prendere un'asciugamano un libro ed eccomi qui sulla spiaggia. Abbagliata da questa luce e da questo cielo azzurro, respiro profondamente e subito la mia mente è invasa da pensieri oziosi a cui mi lascio andare.
E' in questo periodo che mi piace andare in spiaggia,  quando è difficile vedere l'affollamento e la ressa che caratterizzano la costa d'estate, niente file di ombrelloni e lettini, niente grida, schiamazzi, la quiete interrotta solo dal rumore delle onde.
C'è un vento leggero, a tratti arriva una folata più violenta, che fa arrivare mescolandoli l'odore di sale, alghe e mare.Che meraviglia!
Rivitalizzata da questa mattinata, prima di rientrare a casa per il pranzo, faccio una sosta in pescheria, dove acquisto per pochi euro, queste bellissime vope (boghe).



Il consumo di questo pesce è molto frequente a Palermo, costa poco è sempre freschissimo ed è molto saporito, in genere si ottiene un'ottima frittura. Si usa aggiungerne qualcuno anche nella preparazione di una  buona zuppa di pesce.
Oggi ho deciso di variare la ricetta, ecco come l'ho preparato.

    occorrono:

 4-o più Boghe o Vope (se grosse ne calcolo 2 a persona)
2 Cipolle rosse grandi
1 bicchiere di Aceto di vino bianco
1 cucchiaio di zucchero 
Farina bianca, q.b.
Olio evo, Sale e Pepe
Olio per friggere
per il pesto: aglio, prezzemolo ed erbette fresche a piacere

esecuzione:

Squamate le vope e apritele a libro, privandole della lisca centrale, poi con una pinzetta eliminate tutte le altre spine e lavatele con cura lasciandole scolare. In una ciotolina preparate un pesto con aglio prezzemolo ed altre erbette a vostro piacere, quindi spennellate il composto sul pesce. Richiudete i lembi ed infarinate togliendo la farina in eccesso. Friggetele in olio caldo facendo attenzione a non farli aprire, salando a fine cottura.
Mettetele a scolare su carta assorbente.


In una padella, lasciate appassire dolcemente la cipolla affettata con 5 cucchiai d'olio evo, qualche foglia di menta e 3 cucchiai d'acqua; poi, unite mezzo bicchiere d'aceto nel quale avrete sciolto un cucchiaio di zucchero, sfumatelo sulle cipolle lasciando insaporire, condite con sale e pepe. Preparate la cipollata in anticipo, và gustata meglio se è fredda.
Servite le vope che appariranno integre, mentre all'interno riveleranno il piacevole abbinamento del pesto con l'agrodolce delle cipolle, un vero successo!


06/04/12

cardi a sfincione

Avevo comprato questi cardi con l'intenzione di prepararli alla pastella, ma essendo stata stamani dal parrucchiere, non avevo certo intenzione di impuzzare di fritto i miei capelli odorosi di shampoo, così ho variato menù rispolverando questa gustosa ricetta che mio padre usava fare spesso, soprattutto quando c'era da mangiare di magro come in questa settimana di passione.
Nonostante sia uno degli ortaggi più pregiati il cardo però viene sempre meno richiesto, forse perché è un po’ impegnativo da pulire e si conoscono poco i vari modi in cui si può cucinarlo.
La parte della pianta che viene consumata sono i grossi piccioli e le nervature delle foglie (coste).
Queste parti dell’ortaggio sono infatti carnose, croccanti e hanno un sapore particolare, tra l’amarognolo e il dolciastro; a Palermo li chiamiamo cardùna. A tale proposito secondo un modo di dire siciliano cardùna amàri e favùzzi caliàti, sono due elementi che spingono a bere molto vino.
In Sicilia se ne fa' grande consumo e molte sono le ricette, ve ne regalo una molto semplice.
Vi dò un pratico consiglio, usate sempre i guanti del tipo in lattice nell'esecuzione della pulizia poiché, come i carciofi tendono a macchiare la pelle.

occorrono:
2 mazzi di cardi e 500g di limoni
200g di pangrattato
uva passa e pinoli
2 cipollotti scalogni
100g di formaggio grattugiato tipo caciocavallo
sale e pepe
olio evo
un mazzetto di prezzemolo fresco

esecuzione:
pulire i cardi togliendo i filamenti, tagliarli a pezzi lunghi 20cm. Tuffarli in acqua bollente salata con mezzi limoni tagliati, farli cuocere per circa 30 minuti, sgocciolarli e tenere da parte.
In una padella fate soffriggere per 2 minuti i cipollotti tritati, a fuoco spento aggiungere il pangrattato facendo assorbire l'olio, il formaggio, l'uva passa e pinoli, e il prezzemolo tritato.
Disporre i cardi sgocciolati in una teglia da forno unta, spolverare con la farcia di pangrattato
fatene due strati, ed infornare per 15 minuti.




23/03/12

filetto falso, cremoso e con le ore contate!

Non vedevo l'ora di usare questi piatti "del tempo" come li ho chiamati. Li ho comprati quest'anno a Vienna dopo essermene subito innamorata! Anche se con non poche difficoltà, a causa del peso dei bagagli consentito in aereo, sono riuscita a farli arrivare integri a casa.
Il tutto ha ovviamente sollevato il disappunto di figli e marito, accusandomi di accumulare tanta roba in pochi spazi. Ciò è vero, ma amo avere ogni giorno, una tavola ben apparecchiata e gradevole. La cucina per me, non è solo il posto dove si prepara da mangiare, ma è anche il luogo dove conservare le avite tradizioni ricevute in eredità dalla propria famiglia, sia in senso materiale che spirituale. E' proprio in cucina che si svolge la "cerimonia domestica", ed è importante vivere in un clima caldo e accogliente capace di imprimere un carattere affettuoso, e dove spesso si superano piccole incomprensioni e si rinforzano legami familiari.
Nonostante i cambiamenti, rispetto al passato, in molte famiglie, queste tradizioni oggi sono ancora molto sentite, e la sera finalmente a casa, dopo una giornata di stress e di lavoro, personalmente niente riesce a rimettermi in pace con me stessa, più di una bella cena con la mia famiglia o con gli amici. Pochi e semplici sono gli accorgimenti, da applicare tutti i giorni, e non solo nei giorni di festa. Apparecchiare sempre in modo gradevole la tavola, anche se si è soli, con tovaglie sempre fresche di bucato, piatti bicchieri e posate anche se semplici sapientemente abbinati! un consiglio: abolite quegli squallidi piatti e bicchieri di plastica, costosi e inquinanti!

In Sicilia viene usato un simpatico gioco di parole per indicare le varianti apportate ad alcuni piatti della cucina classica tradizionale. Benché molti ingredienti facciano parte di per sé della cucina povera, in passato, nei momenti più critici e di miseria che la mia isola ha vissuto, era difficile trovare anche gli ingredienti di prima necessità. La pasta con le sarde ad esempio, piatto principe della nostra cucina, come è noto, ha come ingredienti principali il finocchietto e le sarde fresche, due elementi facilmente reperibili e di poco costo. Nelle Madonie e nell'entroterra, poiché in alcuni periodi non era possibile reperire sarde fresche, ne hanno fatto una variante, usando le sarde salate. Qui entra in gioco la fervida fantasia siciliana, che cambiandogli il nome l'hanno chiamata:"Pasta con le sarde a mare" o "Pasta 'ru malutempu" (pasta del maltempo) o "Pasta cu' pisci fuiùtu" (pasta col pesce scappato), fantastico no!
Fra i piatti di carne abbiamo il " Falsomagro" che è il trionfo della cucina siciliana nell'ambito dei secondi piatti. Preparato con un taglio di carne tra i più magri e prelibati, si presenta come un delicato roast beef, ma all'interno viene farcito trasformandosi in una vera bomba di calorie.
Anch'io ho fatto tesoro di tali accorgimenti e nel preparare questo piatto ho voluto riutilizzare un trancio di bollito avanzato il giorno prima, preparando questa ricetta di falsofiletto.

ingredienti:
un trancio di bollito del giorno prima
fettine di lardo aromatizzato
farina
burro
un bicchiere di vino rosso
un mestolo di brodo di carne
aromi a piacere
patate novelle precotte
sale e pepe

esecuzione:
ricavate dal trancio di carne delle fettine alte 3cm a cui legherete le fettine di lardo, infarinatele e passatele in padella con il burro, quando saranno dorate spegnete copritele e lasciatele riposare per una decina di minuti, affinché la carne rilasci i succhi. Estraete la carne, al fondo di cottura aggiungete un mestolo di brodo di carne, il vino lasciandolo sfumare, e per rendere la salsa più densa regolate con altra farina lasciandola cadere con un colino evitando di formare dei grumi.
A parte cuocete nel burro le patate aggiungendo gli aromi, sale e pepe.

21/02/12

peperonata in agrodolce cà muddica atturrata!

Oltre ad essere una ricetta tipica siciliana, questa peperonata, fa anche parte del ricettario della mia famiglia, mai scritto, ma tramandato solo dal cucinare insieme. Anche se questo piatto è tipicamente estivo, periodo in cui i peperoni raggiungono la giusta maturazione, l'ho preparato alcune settimane fa, su richiesta di alcuni ospiti che ne avevano apprezzato altre volte la bontà. Devo dire che ha riscosso come sempre grande successo, e che i miei amici si sono leccati i baffi!...ed a proposito di baffi, con questa ricetta contribuisco al contest dei pelosetti!

ingredienti:
1 chilo di peperoni di vari colori
1 cipolla
500 g di pomodori pelati o salsa
4 cucchiai di pangrattato
sale e peperoncino
1/2 bicchiere d'aceto e due cucchiai di zucchero


esecuzione:
pulite i peperoni privandoli dei semi, tagliateli a pezzi e metteteli in una padella insieme alla cipolla tagliata a fette, aggiungete l'olio il sale, il peperoncino, coprite e lasciate cuocere a fuoco basso girando di tanto in tanto perché non si attacchino. Trascorsi 20 minuti aggiungete i pomodori pelati privati dai semi e tagliati a pezzi o la salsa. Fate cuocere a fuoco basso per altri 15 minuti ed aggiungete l'aceto nel quale avrete sciolto lo zucchero e cuocete ancora per 10 minuti. In una padella antiaderente fate rosolare il pangrattato finché non sarà dorato. Versate i peperoni in un piatto da portata e cospargeteli con il pangrattato.
Fate raffreddare, coprite il piatto con la pellicola e riponeteli in frigo per almeno 2 ore.
Vanno assolutamente gustati freddi, anzi l'indomani se ne rimangono saranno ancora più buoni,
quindi preparatene un po' di più, saranno un ottimo contorno per tutta la settimana!








29/01/12

sparacelli e bucatini arriminati

Non essermi fatta viva nel periodo delle feste per lasciare un augurio, è imperdonabile lo so!
E' per questo che voglio iniziare rivolgendo a tutti i miei migliori Auguri di un Buon Anno.

L'Anno appena iniziato si preannuncia piuttosto duro, e quindi non resta che rimboccarsi le maniche e continuare il nostro lavoro con determinazione e volontà di miglioramento costante in ogni direzione cercando di reinventarsi e di migliorare sempre, con la speranza che i nostri sforzi
e i nostri sacrifici, vengano ben ripagati.

Malgrado l'efficacia e l'impegno, i buoni risultati che avevo raggiunto con una dieta, nelle numerose occasioni di abbuffate dei giorni festivi appena trascorsi si sono quasi vanificati.
E quindi ripartiamo, parola d'ordine rigore alimentare! Comunque, ciò che effettivamente conta per mantenere una dieta corretta ed equilibrata è consumare una grossa quantità di verdure, cotte o crude e poiché chiedere ad una siciliana di rinunciare alla pasta a pranzo è veramente troppo me la concedo una volta alla settimana insieme alle verdure, solitamente la preparo la domenica.
Fortunatamente sono moltissimi, nella cucina popolare siciliana, gli abbinamenti possibili tra carboidrati, verdure, legumi e cereali che variano a secondo della stagione, da cucinare in vari modi, ma con la pasta le varianti sono pasta asciutta o a minestra. Molti di questi condimenti a base di verdure sono semplici da preparare pur essendo delle ricette molto sfiziose e sono sulle nostre tavole praticamente ogni giorno, altri condimenti invece richiedono una certa abilità nella preparazione. Ovviamente per considerare le caratteristiche nutrizionali delle verdure, bisogna tenere conto della freschezza del prodotto, l'ideale è di certo il prodotto appena colto. Per questo mi ritengo molto fortunata avendo vicino casa due favolosi fratelli contadini, Pietro e Paolo, da cui acquisto le mie verdure, come in questo caso. Oggi sono andata a trovarli come di consueto, ma essendo arrivata tardi non ho trovato nulla, Pietro però non ha voluto lasciarmi andar via a mani vuote, e mi ha racimolato un favoloso bouquet di fiori di sparacelli. L'ho gradito molto, ma poichè i sparacelli sono la verdura di stagione, mi è capitato di consumarli spesso in questo periodo ed ogni volta cerco di variare la ricetta, qualche giorno fà li avevo preparati a minestra, e una volta prima avevo realizzato anche uno squisito risotto,di cui vi ho già dato la ricetta.Stavolta ho voluto riproporre questa variante che è un classico della cucina siciliana.

occorrenti:
400gr di bucatini, 1kg di sparacelli, 1 cipolla, 4 acciughe, un bustina di uva passa e pinoli,
1 bustina di zafferano, olio evo, sale e pepe.
si può a piacere aggiungere un cucchiaio di concentrato di pomodoro o estratto, sciolto in acqua.


preparazione:

In una padella fate imbiondire una cipolla con olio e l'aglio schiacciato, scioglieteci le acciughe ed aggiungete l'uva passa ed i pinoli. Intanto tagliate le cimette dal gambo conservando le foglioline più tenere, lavateli più volte e lessateli in abbondante acqua salata alla quale avrete aggiunto lo zafferano, una volta cotti tirateli fuori con una schiumarola mantenendo l'acqua di cottura. Quindi tritate i sparacelli e aggiungeteli al soffritto, mescolate bene e se la salsa è troppo densa mettete qualche cucchiaio d'acqua di cottura.


Cuocete i bucatini al dente nell'acqua di cottura degli sparacelli, versateli nella padella e mescolateli=arriminate alla salsa facendola insaporire per qualche minuto, alla fine impiattate.

27/11/11

spiedini di pesce spada e gamberetti




Nei borghi marini, ma anche nei mercati cittadini della nostra isola, è facile assistere all'allegra esposizione delle bancarelle, sarde, sgombri, gamberi e polpi, tonno e pesce spada, ed altre mille varietà di pesce mediterraneo, sono i soggetti di una spettacolare scenografia, un tripudio di colori, un concentrato di odori e di sapori, di voci antiche, venditori che "abbanniano" le loro merci con lo scopo di attirare l'attenzione usando delle brevi frasi allegre e con tono melodico in modo da essere riconoscibili. Una volta per riassumere tutto questo bastava dire una sola parola:" VUCCIRIA", il mercato storico e più antico di Palermo.



Conosciuto in tutto il mondo fin dai tempi dei Greci e dei Cartaginesi, la Vucciria era un'importante centro di floridissimi traffici commerciali, godeva di una gloriosa fama, che sembrava non dovesse finire mai. Una frase ricorrente fra i nostri anziani proprio per dire che una cosa era impossibile o rinviata a tempo indefinito recitava:"quannù s'asciucano i balati ra Vucciria".



Macchè, i nostri vecchi non avevano messo in conto che sarebbero arrivati scellerati amministratori comunali che con una politica atta allo smantellamento della nostra cultura delle nostre tradizioni, che favorendo un deturpamento del nostro territorio, lasciando che immense aree di verde vengano inghiottite per favorire l'apertura di grandi centri commerciali, avrebbero fatto asciugare le balate della Vucciria. E' accaduto!
Una delle più belle testimonianze della fama di questo mercato, l'ha lasciata il pittore siciliano Renato Gottuso in un quadro molto rappresentativo. Guardando l'opera si entra nell'atmosfera di quello che doveva essere l'armonico trambusto del mercato.
Oggi mi aggiro all'interno del mercato, girando per viuzze e piazzette confusa tra mille odori e puzze, fiuto l'aria cercando di catturare vecchi profumi di cucina, cerco disorientata visi espressioni gesti e voci, che non ritrovo più!
Mi avvicino ad uno dei pochi banchetti del pesce rimasto, con l'intenzione di approntare la cena per la sera. Visto il taglio e la freschezza del pesce, avevo in mente di preparare una ruota di pesce spada al forno ma purtroppo anche i prezzi non sono più competitivi come una volta, e con quel che sarebbe costato ho dovuto abbandonare l'idea. Ho accettato l'offerta propostami dal pescivendolo, che mi offriva una fetta di pesce spada spessa due dita, che aveva già sul banco e dei gamberetti per 25euro, bèh accetto, prendo e porto a casa!
A questo punto, non mi resta che cambiare la ricetta e mettermi al lavoro. Preparerò dei delicati spiedini di pesce spada e gamberetti.

esecuzione:
Per cominciare pulisco i gamberetti e per esaltarne il gusto, li tengo un pò in una emulsione di olio, limone, sale e pepe.Taglio il pesce spada a tocchetti e per inumidirlo lo passo nella stessa emulsione. Con un peperone verde faccio dei quadrucci e preparo gli stecconi di legno, tenendoli per qualche minuto a bagno nel vino, così non si brucieranno sulla piastra e daranno gusto alla polpa del pesce, provate! In ciascuno spiedino infilo alternandoli gli ingredienti già preparati, alla fine dò una leggera spolverata di pangrattato servendomi di un colino, la panatura servirà ad assorbire e non disperdere i succhi che il pesce perderà durante la cottura. Cuocete, infine, per pochi minuti il pesce sulla griglia ben calda.
Un bichiere di vino bianco fresco, rigorosamente siciliano, completa il piatto!


08/10/11

Feta al cartoccio, un prezioso pacchetto!

Oggi la mia giornata è cominciata come al solito, sveglia alle 5,30 e una montagna di panni da stirare ed anche oggi in testa tante, troppe preoccupazioni, problemi su problemi, che trasformano il quotidiano in un'impegno e in uno sforzo costante a trovare quell'equilibrio che mi serve per andare avanti. Finito di stirare esco fuori in terrazzo e mi accorgo che è una bellissima giornata, certo avrei preferito uscire con la mia amica Rosaria, ma ormai è troppo tardi alle h13 devo essere in ufficio, non c'è tempo!
Ripongo la biancheria nei cassetti ed ecco che mi capitano tra le mani un mucchio di foto, dò velocemente un'occhiata e tra le tanti ne ritrovo una bellissima, io a Santorini.
Ripercorro con la memoria l'attimo ed il luogo in cui fu scattata la foto, e ritorna ancora vivissima in me l'emozione che provai quella mattina affacciandomi ad Oia su quell'incantevole panorama. Stringo la foto tra le dita e comincio a ricordare!



E' nei momenti tristi o di stress della nostra vita, che la mente si rifugia in un'oasi ricorrente: i ricordi dei viaggi!
Momenti vissuti, e tenuti in un'angolino della nostra testa, che emergono al momento giusto e che alleviano il peso di certe giornate.
Il mio viaggio in Grecia compiuto qualche anno fa rientra in pieno in questa sfera.
Un sole vivace, un mare luccicante e una brezza di vento grecale che soffia continua che ti fa sentire leggera, libera e lontana, rivitalizzata come sotto un misterioso incantesimo!

Il cielo era terso, lo sguardo su tutto quell'azzurro che mi appariva denso, mi avvolgeva come una glassa, mi dava forza e consapevolezza delle mie emozioni, pensieri positivi e una forte fiducia in me stessa. Mi sono lasciata trasportare dai ricordi in quei luoghi e riviverli mi è stato d'aiuto. Ho riguadagnato energia ed anche il mio umore è migliorato.

Dopo essermi ricaricata ritorno alla realtà dovrò affrontare un lungo turno di lavoro e prima di uscire devo preparare qualcosa per il pranzo, ricordo di avere della Feta in frigo e così preparerò un piatto fresco, leggero e profumato, una ricetta che ho gustato proprio a Santorini e che da allora cucino spesso e poi è in tema, no!

gli ingredienti sono:

una fetta di Feta
una cipolla rossa
un paio di pomodori tagliati a cubetti
un filo d'olio evo
basilico
sale e pepe
un foglio di carta d'alluminio


Per il cartoccio: ritagliate un quadrato di foglio d'alluminio e disponeteci sopra la feta, quindi guarnire con i cubetti di pomodoro, la cipolla tagliata finemente e il basilico, sale e pepe e per finire un filo d'olio.

sigillate ermeticamente il cartoccio, ed infornate a 180° per dieci minuti.

aprite i pacchetti e disponeteli nel piatto accompagnando il tutto con una fresca insalatina!

23/09/11

fiori di zucca ripieni con tortino di couscous

Estate. E' la stagione in cui i pranzi diventano in realtà dei piccoli spuntini freschi da consumare all'aperto tra una lettura e l'ascolto di una buona musica sorseggiando un buon bicchiere di vino bianco fresco e tanto colore.
Stamani sono stata dai miei amici dell'orto, Pietro e Paolo a fare incetta di verdure fresche ed ho raccolto questi fiori di zucca, erano appena una dozzina, sufficienti per il nostro pranzo.

occorrenti:
500g di fiori di zucca
1 mozzarella fiordilatte
1 vasetto di acciughe sott'olio
300g di farina 00
1 bustina di lievito di birra
1/2 bicchiere di acqua tiepida
una presa di sale
olio di semi di arachidi
Per il tortino di couscous: 250g di semola e erbette fresche.

esecuzione: preparate dei pezzetti di mozzarella e un'acciuga con i quali farcirete i fiori di zucca dopo averli privati del pistillo

preparate la pastella con la farina ed il lievito di birra, aggiungendo l'acqua tiepida

lasciate riposare finché lievita

immergete i fiori ripieni nella pastella

friggeteli in abbondante olio ben caldo e poneteli su carta assorbente.

Per accompagnare questo piatto come contorno, ho preparato un tortino di couscous precotto
alle erbe, di facile preparazione, basta lavorare un po' la semola con acqua e olio evo al peperoncino e una presa di sale aggiungere erbe aromatiche fresche di stagione a piacere, disporlo in piccoli stampini di alluminio e tenere in frigo per circa 2 ore.
Bè il vino sceglietelo voi, purchè sia siciliano!