21/09/08

pasta e fagioli freschi


Come ho già accennato, la mia famiglia abitava in una casa, praticamente sul mare, ed io e i miei fratelli una volta finita la scuola passavamo tutta la giornata in spiaggia.
Con i nostri compagni trascorrevamo intere giornate

a giocare, rientrando in casa solo a pomeriggio inoltrato.

Avevamo lottizzato una piccola area della spiaggia, nella quale avevamo installato una sorta di tenda, che mio padre ci aveva costruito con dei tubi ad incastro. Tutto intorno al perimetro, avevamo eretto una sorta di muretto a secco che fungeva da recinto e giornalmente, armati di rastrello e paletta pulivamo e riordinavamo tenendo tutto molto pulito; avevamo pure un aiuola con dei cactus, era il nostro spazio!

Spesso a pranzo, ci era concesso di mangiare in spiaggia, avevamo un tavolino e delle panche ma, cosa più importante avevamo la complicità della zia Maria.

Infatti era lei, che ci preparava e portava da mangiare, ed in genere per praticità di trasporto i piatti che preparava erano minestre.

Tra queste vi era la pasta e fagioli che per noi, era quanto di più buono potesse esserci.

La mattina zia Maria , ci assisteva, mentre facevamo il bagno in mare, e dopo, mentre noi giocando, ci asciugavamo al sole, andava su in casa a preparare da mangiare. Noi l'aspettavamo,affamati!

Finchè ecco che la vedevamo arrivare!

Da lontano le vedevamo scendere le scale, che dalla strada raggiungevano la spiaggia, lei era favolosa! Abbronzata con un portamento elegante, vestita come le dive dei film americani, che andavano in quel tempo, tipo Doris Day!

La sua borsa,( altro non era che una coffa di paglia, di quelle che servivano per dare da mangiare ai cavalli), era pesante per il prezioso carico che portava!

Ma lei camminava flessuosa sugli alti zoccoli di legno nessuno avrebbe potuto immaginare qual'era il contenuto di quella borsa!

Noi le andavamo incontro per darle una mano, ed ecco che una volta aperta la borsa dapprima tirava fuori la pentola che era avvolta nella tovaglia a mò di fagotto, quindi distesa la tovaglia sul tavolo, metteva piatti, bicchieri e posate, poi
scoperchiata la pentola e godutoci il profumo che ci solleticava il palato, affamati dirovamo la nostra meravigliosa minestra!

attuppatèddi cà fasola 'ncirata


Per preparare questa minestra occorre sbucciare 1kg di fagioli freschi, non occorre metterli in acqua la sera prima come si fa con i fagioli secchi, vanno cotti al momento.
Quindi mettere i fagioli in una pentola con acqua fredda, aggiungere una trito di cipolla sedano e carote e fare cuocere, dopo 30 minuti, controllare se i fagioli sono cotti, eventualmente prolungare ancora la cottura.
Quando saranno cotti, estrarre la metà dei fagioli, e con un frullino tritate quelli rimasti nella pentola, in modo che diano un'aspetto vellutato alla minestra, quindi aggiungere i rimanenti fagioli. A questo punto aggiungerete anche 200gr di pomodoro che può essere o polpa di pelati o passata .
Lasciare cuocere ancora per 10 minuti in modo che s'insaporiscano e se necessario aggiungere ancora un pò d'acqua.

Portare di nuovo la pentola ad ebollizione e versate la pasta, circa 300gr di ditali rigati, aggiustate di sale e pepe, e fate cuocere finchè la pasta non sarà cotta.
Spegnete il fuoco e mentre ancora la pentola sobbolle, aggiungete un bel ciuffo di basilico e l'olio evo crudo.



16/09/08

la terra dei fuochi

Rispondo alla nobile iniziativa intrapresa dal blog
"La terra dei fuochi", dietro l'invito fattomi da Matteo
e da alcuni blog, con l'intenzione di denunciare, le malefatte perpetrate per anni da alcuni appartenenti alla classe politica, da camorristi e da farabutti , gente senza scrupoli, che pur di arricchirsi hanno avvelenato Napoli e tutta la Campania.
Ciò che da mesi vediamo è terrificante! Animali malati che pascolano tra i rifiuti tossici, che producono latte con il quale si fa la mozzarella.
Agricoltori, che seminano in terreni avvelenati da rifiuti tossici, che hanno contaminato il suolo, l'acqua e l'aria della Campania.
Cataste di rifiuti maleodoranti e fumanti che producono diossina.
Cose che credevamo potessero esistere solo nel "terzo mondo", ovvero quello che s'intende , quando si ci riferisce a Paesi che non hanno uno Stato di diritto, liberamente eletto dai cittadini,
E non, in uno Stato che sottopone se stesso e i suoi Governanti alle leggi e alla Costituzione.
Tutto ciò credo, sia legittimo che debba essere denunciato, per tutelare
i cittadini che vivono, non solo, in quel territorio, ma in tutta la Nazione.
Per cui mi sento di sostenere la battaglia intrapresa da "La terra dei fuochi" e invito tutti ad aderire.



29/08/08

la cipolla di Giarratana



















Da quando Anna , del blog Miss Kappa, mi ha chiesto la ricetta delle cipolle di Giarratana, non ho fatto che cercarle nei nostri mercati del Capo, della Vucciria e Ballarò, ma anche al Borgo vecchio e in via Montalbo, ma niente!
E sebbene nei mercati di Palermo si trovi di tutto, negli ultimi tempi , ho notato purtroppo , che è più facile trovare la papaya, il mango, la tapioca e tante varietà di tuberi, spezie e verdure d'importazione, di cui non riporto i nomi (perchè non so neanche come si chiamino), piuttosto che i prodotti originari della nostra stupenda terra.Tutti prodotti meravigliosi, per carità, anch'io li uso, perchè in cucina mi piace sperimentare, ma non trovare in tutta la città una cipolla di Giarratana, non esiste!

E addirittura sentirsi dire :"ma pirchì chi avi di speciale sta cipudda"?

E' colpa o no, della globalizzazione,
sempre lei, buona come scusa!
O anche qui ci sono delle responsabilità politiche!
Facile
con una parola si chiude il discorso, e si evita di mettere in piazza annose problematiche legate alla nostra realtà!
La classe politica, la mafia.... lo stato, le regioni, i comuni!

Ormai viviamo in un "villaggio globale"!?

Io sono favorevole all'apertura dei nostri mercati verso altre culture ma,
è alla chiusura,
alla
perdita delle nostre tradizioni e alla mancanza di spirito locale, che sono contraria!

La nostra isola da secoli , ha sempre convissuto, con usi e costumi di culture diverse;
Popoli che hanno lasciato tracce indelebili nelle nostre usanze, nella tradizione, e la fusione di queste culture è stato un qualcosa in più, che ci ha portato a migliorarci, un arricchimento!
Insomma
niente di nuovo!

La nostra terra e i suoi prodotti sono da sempre stimati in tutto il mondo, la nostra
cucina è una cosa universale!

Questa possibilità di collegare in pochi secondi luoghi distanti migliaia di chilometri
,
ha finito per condizionare sistemi di produzione e commercializzazione, ed
in questo viene eliminato il contatto diretto fra produttore e consumatore.

Ecco allora che le nostre meravigliose arance di Ribera, la nostra squisita uva zibibbo, i pomodorini di Pachino, i capperi di Pantelleria per non parlare dei nostri meravigliosi tonni di Favignana, acquistati dai Giapponesi ancor prima di essere pescati, finiscono con molta probabilità , ad arricchire mercati di altri capitali Europee piuttosto che nelle nostre piazze.

Per cui avevo perso ormai la speranza di trovarle e stavo già accarezzando l'idea di andare

direttamente sul luogo a prenderle.

Ma trovandomi di passaggio per Catania, nei pressi della stazione FS, ecco che finalmente mi sono imbattuta in un venditore che aveva un camion carico di queste stupende cipolle, e quindi

sosta obbligata per l'acquisto delle cipolle! chiedo il costo : un sacchetto di 6 kg di cipolle 5 euro.
Ma è giusto fare un accenno al luogo da dove provengono, un luogo dove
ci sono dei straordinari agricoltori, che con la loro fatica e la loro esperienza riescono a produrre dei prodotti straordinari.
Il comune di Giarratana è il più piccolo comune della provincia di Ragusa e da molti anni lega il suo nome, alla produzione di cipolle straordinariamente dolci e dalle dimensioni molto grandi,
Caratteristiche peculiari di questo ortaggio sono: bulbi dalla forma schiacciata con tunica di colore biancastro, polpa bianca e saporita, ma non pungente e il peso che normalmente è di circa 500 grammi, ma che può anche superare i due chilogrammi.
La Cipolla di Giarratana è un ortaggio unico nel suo genere, dal sapore dolcissimo e molto aromatica, si presenta più carnosa e chiara delle cipolle comuni, è composta da un olio solforato che fornisce all’ortaggio un gusto e un aroma tipici, da acqua e da proteine, mentre i grassi sono quasi completamente assenti. Discreti sono anche i quantitativi di vitamine e sali minerali,
ha caratteristiche diuretiche, è un disinfettante dell’intestino e contribuisce all'abbassamento della pressione sanguigna e del tasso di glucosio presente nel sangue.

Viene cucinata in svariati modi, cotte o crude e servite con vino e formaggio.

Inoltre vengono realizzate delle buonissime confetture .

Il modo in cui le ho cucinate è forse il più semplice, cioè cotta al forno.
Ho preso 2 di queste grosse cipolle e le ho poste sulla piastra del forno, che ho ricoperto con carta forno, le ho messe in forno caldo e le ho fatte cuocere per circa 30 minuti e dopo averle fatte raffreddare ho tolto la sottile buccia le ho affettate e condite con un filo di olio evo, sale e pepe.
E' un ottimo antipasto estivo, vi assicuro veramente da provare
.



30/07/08

risotto alla marinara dello zù masi

Quando per i primi vent'anni vissuti con la mia famiglia ho abitato a Romagnolo,
un quartiere di Palermo situato nella periferia orientale della città, praticamente sul mare,

sapevo di abitare in una splendida città, su una splendida isola, la Sicilia!
Alzarmi al mattino e sentire la risacca del mare, affacciarmi al balcone della mia stanza prima di andare a scuola a guardare il mare, e con lo sguardo cercare la barca dello zù Masi, che usciva a pescare all'alba , erano momenti che credevo non avrei mai smesso di vivere!

Le mareggiate, in inverno, arrivavano fin sotto la strada e l'odore di salsedine invadeva l'aria rendendendola frizzante , ed io la respiravo a fondo mentre la mattina aspettavo l'autobus per andare a scuola.
Tutto allora era talmente naturale per me che, non potevo immaginare di quanto mi sarebbe mancato tutto ciò in futuro: oggi!
Purtroppo in seguito, essendomi sposata e dovendo mettere su casa, ed anche a causa di uno scellerato degrado di cui il mio quartiere è stato vittima, ho scelto di spostarmi e di vivere nel centro città. E così ho perso la percezione di essere un'isolana!
Affacciarmi alla finestra e non poter vedere il Mare, ma trovarmi davanti a casarmoni di cemento con serrande sempre chiuse (certo che devono guardare!), sentire l'eco del traffico e respirare l'aria che sa di smog è stato tristissimo accettarlo.

A questa nuova condizione di cittadina ho dovuto abituarmi , giorno per giorno, mese per mese , anno per anno. Non è stato facile, ma alla fine, mi sono abituata.
A volte per giorni e giorni, lasciandomi prendere dal trantran quotidiano e anche perchè
il lavoro ci corrode e si porta via il tempo, mi dimentico di lui, del MARE!
Altri giorni invece al mio risveglio, ho la sensazione di soffocare
e allora scappo, salgo su in macchina ed in dieci minuti sono in spiaggia, a Mondello , a Capaci,
a Barcarello a passeggiare a piedi nudi in riva al MARE, e........ rinasco!
Penso a mio fratello, e a tutti quelli che come lui hanno dovuto lasciare , per vari motivi la
nostra amata isola, e a come devono sentirsi tristi a vivere così lontani, in città grigie e caotiche,
dove, non è così facile ritagliarsi un angolo di evasione.
Oggi ad esempio è uno di quei giorni che mi assale la malinconia, e così ho voluto scrivere
e dividere con voi questi miei pensieri.

Lo zù Masi era un pescatore e nel mio immaginario di bambina, vedevo una similitudine tra lui
e Santiago il protagonista de "Il vechio e il mare" di Hemingway ed io avevo un pò di spirito di Manolo. Una forte amicizia e ammirazione mi legava a questo pescatore, che tante cose mi ha insegnato ma soprattutto mi ha trasmesso il suo amore per il Mare.
A volte, mi portava in barca con lui, mi faceva remare mentre lui e suo figlio Pinuzzu( mio coetaneo) calavano le reti, mi raccontava delle sue pescate e mi ha insegnato cose che in nessun altro modo avrei mai potuto conoscere, ed altre cose invece le ho capito solo dopo, crescendo!
La cosa più importante è stata la naturalezza in cui lui mi parlava e mi ha lasciata entrare nel suo mondo, io che ero una bambina una femmina! Zù Masi, è stato a suo modo ed incosapevolmente un rivoluzionario, in due parole ....un grande! Lo voglio ricordare.
La ricetta del risotto che sto per presentare, voglio intitolarla a lui, perchè gli ingredienti di base
che occorrono per preparare il brodetto era,in parte, il pesce che lui pulendo le reti scartava, e che mi regalava. Io lo portavo a casa e, zia Maria ci preparava un delizioso risotto.

ingredienti per 4 persone:
350gr di riso carnaroli
1 cipolla tritata
1kg di cozze
2 sicchi d'aglio pelati e tritati
1kg di vongole veraci
1 mazzetto di prezzemolo tritato
300gr di gamberi
oli evo

1 piccola aragosta
sale pepe e peperoncino
200gr di pomodoro pelati a pezzetti
esecuzione:

Sciacquate e pulite le vongole e le cozze,
quindi mettetele in un tegame e fatele
cuocere incoperchiate finchè non si aprono; tirate su i molluschi, filtrate il
liquido che avranno emesso e tenetelo da parte. Lasciate da parte qualche vongola e cozze con il guscio per decorare il piatto.
Lavate i gamberi, sgusciateli e divideteli in due.
Sbollentate intanto l'aragosta in un tegame capiente in abbondante acqua salata e a cottura ultimata togliete le chele e la testa.
Mettete teste e gusci dei gamberetti e le chele e la parte della testa dell'aragosta svuotata, in una piccola casseruola, unitevi 3/4 dl di acqua fredda, salate e fate bollire a fuoco moderato per circa 1/2 ora quindi filtrate il brodo ottenuto ed aggiungetevi il liquido filtrato dei molluschi.
Tritate la cipolla e, separatamente anche lo spicchio d'aglio con il prezzemolo, pelate e tagliate i pomodori a cubetti.
Scaldate l'olio in una casseruola e, a fuoco moderato fatevi appassire la cipolla tritata, l'aglio e i pomodori, aggiungete i molluschi e i gamberi e fateli insaporire, sfumate con 1/2 bicchiere di vino bianco, completate aggiustando con sale, pepe e peperoncino a piacere. A questo punto unitevi il riso e lasciatelo insaporire mescolandolo ed aggiungendovi il brodo ottenuto e a metà cottura unitevi il prezzemolo tritato. Tagliate in due l'aragosta per il senso della lunghezza, e uniteli al risotto insieme ai molluschi che avete lasciato da parte e a cottura ultimata aggiungete ancora un pò di prezzemolo fresco. Impiattate e accompagnate il vistro risotto con un buonissimo vino bianco siciliano ben freddo. Buon appetito!




02/07/08

Tris insalata di pasta






















Lessate la pasta al dente in acqua bollente salata, scolatela e versatela nell'insalatiera, coprite con della pellicola e mettetela in frigo a raffreddare.
Suddividete le verdure scelte per colore sbollentatele e fatele scolare.
Intanto fate rosolare in 2 cucchiai d'olio uno spicchio d'aglio sbucciato, toglietelo e unite le verdure per colore; fatele saltare per 4 minuti.
Dividete la pasta fredda in tre ciotole e aggiungete le verdure, mescolate, aggiungete se necessario ancora un pò d'olio evo: guarnite la pasta con le verdure che avrete tagliato e che vanno aggiunte a crudo e che avrete precedentemente selezionato, aggiustate se occorre di sale e pepe. Rimettete in frigo almeno per 1 ora prima di servirla.