"A San Martino ogni mustu è vinu".
E' incredibile da credere ma anche gli ubriaconi hanno un protettore, a cui non si raccomandano per ottenere grazie, ma botti colme di prezioso nettare: il vino!
San Martino è definito infatti, il patrono degli ubriaconi, che affollano le varie ''taverne'' della città mangiando verdure cotte come ''cardoni'' (cardi), ''vruocculi'' (broccoli) e uova sode.
Ovvio quindi, che in una terra come la nostra, dove come è noto, una delle pricipali fonti dell'economia è rappresentata dal settore vinicolo intorno alla ricorrenza della festività di
San Martino sono legati dei festeggiamenti che variano da provincia in provincia.
Nel periodo di San Martino infatti, il mosto ha finito di fermentare e quindi può essere assaggiato per la prima volta, accompagnato da qualcuno dei piatti tradizionali dell'autunno.
La festa oggi è ancora molto sentita a Palermo tanto che per l'occasione le industrie vinicole della provincia aprono le porte delle loro cantine per far degustare il vino novello.
Anche in città nei bar e nelle enoteche, si organizzano festose serate o Happy Hour, che significa letteralmente "ora felice". Ed infatti di ore felici se ne trascorrono parecchie!
Anticamente in quel giorno, i più poveri si limitavano ad accompagnare il pasto con del vino novello e solo la prima domenica dopo l'11 Novembre concludevano il modesto pranzo con
"i viscotti i San Martino abbagnatu nn'o muscatu",(i biscotti di San Martino intrisi nel moscato).
I benestanti invece, ne approfittano per imbandire la tavola di ogni ben di Dio, dove non può mancare il tacchino o in mancanza di esso la carne di maiale, per poter brindare con il vino nuovo. Ecco perchè a Palermo abbiamo due versioni della festa ovvero, quella dei ricchi e quella dei poveri.
Appartiene alla tradizione palermitana la preparazione di biscotti speciali che prendono appunto il nome di "biscotti di San Martino", confezionati con fior di farina impastata con il latte e fortemente lievitata. I biscotti hanno la forma di una pagnottella rotondeggiante e l'aggiunta nell'impasto di semi d'anice dà loro un sapore e un profumo particolare. Ancora oggi a Palermo si usa consumarli "abbagnati" (inzuppati) nel liquoroso "moscato di Pantelleria", mentre i pasticcieri della città impreziosiscono i tradizionali biscotti rivestendoli con una velata di zucchero fuso e decorandoli con cioccolatini fondenti, confettini, addobbi floreali di pasta reale, ripieni di crema o marmellata. Il biscotto inoltre, può essere svuotato, inzuppato in liquore di rhum e riempito di crema di ricotta con canditi e scaglie di cioccolato.
I palermitani sono soliti parlare di "estate di San Martino" quando nei primi giorni di Novembre torna il bel tempo e spiegano questo fenomeno meteorologico tipicamente mediterraneo con una leggenda, legata ad un gesto di carità fatto dal santo.
Sono ritornata, al panificio Ingrassia, per regalarvi ancora qualche foto, che possa rendere l'idea,
della resistenza che noi donne palermitane a dieta, dobbiamo fare per andare a comprare il pane,
è una vera tortura credetemi!
Sarà per questo, che il compito dell'acquisto del pane serale, è demanadato ai mariti?????
E' incredibile da credere ma anche gli ubriaconi hanno un protettore, a cui non si raccomandano per ottenere grazie, ma botti colme di prezioso nettare: il vino!
San Martino è definito infatti, il patrono degli ubriaconi, che affollano le varie ''taverne'' della città mangiando verdure cotte come ''cardoni'' (cardi), ''vruocculi'' (broccoli) e uova sode.
Ovvio quindi, che in una terra come la nostra, dove come è noto, una delle pricipali fonti dell'economia è rappresentata dal settore vinicolo intorno alla ricorrenza della festività di
San Martino sono legati dei festeggiamenti che variano da provincia in provincia.
Nel periodo di San Martino infatti, il mosto ha finito di fermentare e quindi può essere assaggiato per la prima volta, accompagnato da qualcuno dei piatti tradizionali dell'autunno.
La festa oggi è ancora molto sentita a Palermo tanto che per l'occasione le industrie vinicole della provincia aprono le porte delle loro cantine per far degustare il vino novello.
Anche in città nei bar e nelle enoteche, si organizzano festose serate o Happy Hour, che significa letteralmente "ora felice". Ed infatti di ore felici se ne trascorrono parecchie!
Anticamente in quel giorno, i più poveri si limitavano ad accompagnare il pasto con del vino novello e solo la prima domenica dopo l'11 Novembre concludevano il modesto pranzo con
"i viscotti i San Martino abbagnatu nn'o muscatu",(i biscotti di San Martino intrisi nel moscato).
I benestanti invece, ne approfittano per imbandire la tavola di ogni ben di Dio, dove non può mancare il tacchino o in mancanza di esso la carne di maiale, per poter brindare con il vino nuovo. Ecco perchè a Palermo abbiamo due versioni della festa ovvero, quella dei ricchi e quella dei poveri.
Appartiene alla tradizione palermitana la preparazione di biscotti speciali che prendono appunto il nome di "biscotti di San Martino", confezionati con fior di farina impastata con il latte e fortemente lievitata. I biscotti hanno la forma di una pagnottella rotondeggiante e l'aggiunta nell'impasto di semi d'anice dà loro un sapore e un profumo particolare. Ancora oggi a Palermo si usa consumarli "abbagnati" (inzuppati) nel liquoroso "moscato di Pantelleria", mentre i pasticcieri della città impreziosiscono i tradizionali biscotti rivestendoli con una velata di zucchero fuso e decorandoli con cioccolatini fondenti, confettini, addobbi floreali di pasta reale, ripieni di crema o marmellata. Il biscotto inoltre, può essere svuotato, inzuppato in liquore di rhum e riempito di crema di ricotta con canditi e scaglie di cioccolato.
I palermitani sono soliti parlare di "estate di San Martino" quando nei primi giorni di Novembre torna il bel tempo e spiegano questo fenomeno meteorologico tipicamente mediterraneo con una leggenda, legata ad un gesto di carità fatto dal santo.
Sono ritornata, al panificio Ingrassia, per regalarvi ancora qualche foto, che possa rendere l'idea,
della resistenza che noi donne palermitane a dieta, dobbiamo fare per andare a comprare il pane,
è una vera tortura credetemi!
Sarà per questo, che il compito dell'acquisto del pane serale, è demanadato ai mariti?????



