08/07/09

gattò di patate

Riprendo a scrivere dopo un lungo periodo d'impigrimento mentale.
E il modo migliore per cominciare, in questa calda e asfissiante giornata di Luglio, è proprio quello di condividere con voi questa ricetta, un'occasione da cogliere per ritrovare entusiasmo ed energia. L'occasione di prepararlo, mi è stata offerta da mio figlio Manfredi, tornato a casa da Malta dove lavora, per qualche giorno di ferie, e così ho voluto preparargli uno dei suoi piatti preferiti, accogliendolo in casa con profumi e sapori a lui noti. I Palermitani amano molto questo piatto di origine napoletana, di cui ne conosco varie versioni.Si può preparare infatti con una farcia di ragù o inserendo fra i condimenti strati di formaggio, mozzarella o provoletta. La mia versione invece, esclude i formaggi ed il burro, poiché verso i latticini i miei figli hanno da sempre avuto un'intolleranza, ed infine risulta anche più leggero.
Ingredienti per 6 persone:
2 kg di patate vecchie a pasta gialla
1 ett0 di salame tipo napoli tagliato a fette
2 etti di prosciutto cotto
2 etti di mortadella con pistacchi
100 grammi di parmigiano grattugiato
5 uova intere
2 cucchiai di pangrattato
Noce moscata
Sale e pepe nero macinato q. b.
un bicchiere di olio evo

Preparazione:In abbondante acqua, lessare le patate con la buccia. Ancora calde, pelarle e passarle allo schiaccia-patate. Metterle in una grossa ciotola, quindi unire 5 uova intere, una manciata di parmigiano, un po’ di noce moscata regolar di sale e aggiungere il pepe macinato. Impastate il tutto a mani nude finché gli ingredienti risultino ben
amalgamati. Ungete una teglia con olio evo e cospargetela di pan grattato. Fare uno strato con il composto di patate avendo cura di farlo ben aderire al fondo e alle pareti della teglia e alternate con i salumi, quindi ricoprire con un'altro strato dell'impasto rimanente, ungete con olio evo e cospargete con un pò di pangrattato. Con una forchetta, a vostro piacere potete fare dei disegni o una scritta. Cuocere in forno già caldo a circa 190 gradi per 30-35 minuti o finché la superficie sia ben dorata.Togliere dal forno ed attendere che il gattò si raffreddi (occorrerà circa una mezz'ora) prima di servirlo tagliato in ampie fette con accompagnamento di una fresca insalata verde.
Vino: bianchi siciliani freddi di frigo.














11/04/09

Biati l'occhi chi vidinu a Pasqua!


Siamo nella settimana santa, e alcuni dei suoi giorni sono segnati da riti e consuetudini.
Ci sono cibi rituali a cui nessun buon siciliano saprebbe rinunciare.
E' possibile che non si assista alle cerimonie religiose, ma non si può restare indifferenti a ciò che per queste feste, la cucina siciliana offre.
Di certo a Palermo il giorno di Pasqua, non c'è tavola senza cassata, pupu cu l'ovu e picureddi! oltre ai nazionali dolci, uova e colomba.
La cassata siciliana è il dolce per eccellenza!
Di origine araba, ha una forma rotonda, un fondo di pan di spagna e un bordo alternato con pasta di mandorle, è ripiena di dolcissima crema di ricotta di pecora, rivestita con una glassa bianca di zucchero, e guarnita di frutta candita e zuccata a strisce sottili.
E' tale la celebrità di questo dolce, che di certo la conoscerete tutti!

lu pupu cu l'0vu
Altro dolce è lu pupu cu l'ovu. E' una pasta ammollita di varie forme, a cestino o pupazzo,
con una rilevatura capace di contenere un uovo sodo dentro. Queste uova avvolte si mettono a
bollire in acqua colorata, in modo che il colore giallo o rosso attragga maggiormente i bambini.
L'origine di fare queste dolci è antico e pare che abbia avuto origine nei monasteri siciliani.


li picureddi


Nei giorni che precedono la Pasqua, in molte famiglie c'è un gran da fare, nella preparazione
di queste pecorelle. La loro preparazione è piuttosto complessa ma fortunatamente coinvolge
tutta la famiglia.

Preparare queste pecorelle di farina di mandorle non è difficile gli ingredienti base sono di facile reperibilità. Per una pecorella occorrono:
100 gr di farina di mandorle
100 gr di zucchero a velo
1/2 fialetta di aroma di mandorle
una piccola tazza d'acqua
uno stampo
confettini, bandierine cestino e fiocchetto

In una ciotola amalgamate la farina di mandorle con lo zucchero a velo, ed aggiungete metà della fialetta di aroma di mandorle, ed un pò d'acqua. Lavorate con i polpastrelli finchè avrete amalgamato bene gli ingredienti, fino ad ottenere una pasta morbida.
Non esagerate nei tempi d'impasto, perchè la farina di mandorla, tende a sprigionare un umore oleoso che indurirebbe la pasta.


Otterrete così una pasta consistente (vedi foto), cospargete lo stampo con l'amido (per non fare attaccare la pasta) e riempitelo con la vostra pasta di martorana.




Avrete così creato la vostra pecorella staccatela delicatamente dallo stampo, modellatela e disponetela nel cestino o in un vassoio, attendete qualche ora prima di decorarla con i colori vegetali, e guarnire con le decorazioni.




10/04/09

risotto con "sparacelli"

La qualità delle foto non è delle migliori, anche la macchina fotografica da qualche tempo non ne vuole sapere, avrà anche lei bisogno di una ricarica!
Comunque sia, voglio postare lo stesso questo delizioso risottino che ho preparato con i broccoli raccolti nell'orto di Hermes.
La preparazione è semplice ma la bontà delle verdure appena raccolte, ci ha deliziato!

esecuzione: staccare i germogli più teneri dalla pianta e lavare bene le verdure; scottatele in
abbondante acqua bollente salata che conserverete. A cottura ultimata tirateli fuori e tritateli.
Tritate finemente una cipolla e fatela rosolare in un tegame, con mezzo bicchiere d'olio evo, versate il riso Carnaroli, e rigiratelo nel condimento bagnandolo di tanto in tanto con un mestolo dell'acqua di cottura dei broccoli che avete lasciato da parte, aggiungete le verdure tritate, e
continuate finché il riso non sarà cotto, ricordate che l'acqua di cottura era già salata gustate solo
alla fine e se occorre, regolate di sale e pepe. A piacere può essere aggiunto del formaggio.

29/03/09

risveglio


Amici rieccomi! Ritorno a scrivere dopo una lunga pausa. Ma con la primavera è arrivata anche
un'aria di cambiamento. Lasciatami alle spalle i lunghi grigi mesi invernali, le giornate buie,
il freddo e il maltempo ed anche qualche evento negativo, piano piano mi sto rimettendo in moto facendo rinascere in me la voglia di fare e prendermi cura delle piccole e grandi cose, e da un sentimento di ottimismo.
Due tristi eventi hanno segnato la mia vita. Dopo aver perso a Novembre la nostra vice Mamma, la zia Maria, i primi di Marzo anche Gionnj, mio padre ci ha lasciati, è morto!
Cosa tristemente naturale, specialmente quando ci lascia una persona che ha già passato il traguardo degli 85 anni.
Ma proprio quest'evento così naturale all'apparenza, ti porta a meditare sul senso della nostra
vita, e fa emergere ricordi sul nostro passato. E così davanti a queste circostanze l'effetto del ricordo allieta e rattrista contemporaneamente, facendo apparire le cose più grandi e dando
un senso anche ai più insignificanti fatti quotidiani, cercando fra tutti quello che diverrà il ricordo più grande!
E quindi è Primavera! questa meravigliosa stagione che segna il risveglio alla vita, fa rinascere la voglia di sperimentare nuovi e vecchi sapori in cucina, e dare sfogo alla fantasia.
Negli ultimi mesi veramente nella mia cucina e nel mio frigo c'è stato un "deserto", niente voglia di cucinare, e per di più, con il freddo che ha fatto, siamo andati avanti, a minestroni e zuppe!
che per carità! saranno sani, utili e buonissime, ma che a noi isolani-siculi, ci mettono una tristezza infinita.
Voi non potete neanche immaginare, le facce che fanno i mariti Palermitani , ma soprattutto i figli, quando la sera, finalmente a casa, chiedono:-che si mangia??- e tu gli rispondi tutta
contenta, ( falsamente) perché già sai cosa ti aspetta: -Minestrone?-.
La risposta è quasi sempre:-Noooooooooo! e poi??-
E che gli hai detto! e poi, e poi che! Speri allora di avere nel frigo almeno 2 uova, per poter improvvisare una frittata, che immancabilmente però, deve essere accompagnata da una valanga di patatine fritte, che palle! e così ti ritrovi a cucinare un'altra volta, senza averne voglia, e veder svanire la flebile illusione di avere tutto pronto per poter vedere il film che tanto avevi aspettato.
Amici, mi dispiace se il mio silenzio vi ha fatto allontanare dal mio blog, ringrazio coloro che hanno
lasciato un messaggio, e spero di ritornare presto a postare delle buone ricette, con l'augurio di ritrovarvi e condividerle con voi. A presto!

18/02/09

ho certi cavoli.........




I cavoli, sono gli ortaggi più tipici dell'inverno, versatili in cucina e utili per purificare l'organismo. Inoltre con le loro sfumature cromatiche si distinguono con gli altri prodotti tipicamente invernali dai colori smorti, in linea con la stagione. Una volta venivano considerati ortaggi poveri, ma oggi sono state rivalutate le loro proprietà nutritive e costituiscono una valida fonte di vitamina C e di carotenoidi con notevoli proprietà antiossidanti e anche una serie di composti ad attività chemioprotettive. Il loro meccanismo d'azione è duplice, da un lato svolgono azione detossificante, significa che aumentano l'attività di quegli enzimi presenti nelle nostre cellule aiutandoli ad eliminare le sostanze tossiche e carciogeniche, dall'altro le sostanze bioattive dei cavoli proteggono le nostre cellule dallo stress ossidativo.
Di cavoli ce ne sono parecchi, dalle forme e colori più disparati, il broccolo è un'infiorescenza di colore verde scuro, il cavolfiore è di colore avorio oppure violaceo e si prestano ad essere cotti al gratin, bollito o trasformato in purea. Del cavolo cappuccio si consumano le foglie, a forma sferica e di colore chiaro, lisce e croccanti, si mangiano crude in insalata oppure fatte fermentare dando origine ai crauti tipico piatto di tradizione germanica. Ci sono poi le verze, con le foglie verdi e rugose; sono usate in minestre, risotti, e nella cassoeula lombarda. Sempreverde, ma con le foglie più allungate e più scure è il cavolo nero, ingrediente caratteristico della ribollita toscana. Infine parenti del cavolo sono i cavoletti di Bruxelles. Nonostante il loro nome, sono di origine italiana e sono stati importati in Belgio dai romani: sono piccoli e sferici e hanno il caratteristico gusto spiccatamente amarognolo.
Questi fantastici broccoli e sparacelli, di cui amo condividere le immaggini con voi, rappresentano
il frutto del primo raccolto fatto nell'orto del giardino di mio figlio Hermes e da lui stesso coltivato.